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TRA NETFLIX E IL NOIR

Forse non è un caso che, mentre questo sito si sta popolando di contenuti, gli articoli dedicati ai libri già per due volte abbiano Netflix come soggetto. Evidentemente, la questione sta sollecitando ogni tipo di analisi, per quanto la piattaforma è al tempo stesso popolare e centrale per le nuove configurazioni del cinema e dell’audiovisivo. Ebbene, L’ arrivo del lupo. Netflix e la nuova TV (a cura di Matteo Berardini, Il Menocchio, 18 euro) cerca di fare – attraverso un gran numero di schede analitiche e critiche dei singoli prodotti Netflix e altri approfondimenti più sistematici – un bilancio di quanto è successo finora. In modo molto ricco e utile. Da ricordare poi che il volume è il frutto librario di un autore e di un team di giovani critici che fanno capo, in buona parte, alla rivista online Point Blank, di cui così possiamo parlare, per consigliarla, nel mare magnum della critica web.

Non ce ne vorrà Pier Maria Bocchi, della mia generazione, se invece non lo definisco più (né mi definisco) giovane critico. Quel che non cambia, invece, è che Bocchi continua a godere della massima popolarità anche tra i critici in erba, grazie a un approccio che unisce competenza, forza espressiva e personalità. Il suo nuovo libro, Brivido caldo. Una storia contemporanea del neo-noir (Rubbettino, 14 euro) ha un titolo decisamente chiaro. I contenuti li facciamo spiegare alla quarta di copertina, illuminanti: ” Questo libro analizza il neo-noir (da Detective’s story, 1966 e Senza un attimo di tregua, 1967) nel corso degli anni e delle epoche, delle culture e delle ideologie, quale specchio di trasformazioni sociali e di mercato. Per la prima volta in Italia, un genere ormai comunemente accettato dalla critica e dalla teoria accademica viene studiato non in termini unicamente storici ma attraverso alcune “macro-idee” (titoli, volti, autori, tematiche) con le quali tracciare una mappatura in grado di raccontare un genere sia nelle sue dinamiche economiche e produttive, sia quale rappresentazione del mutamento del pensiero, della società e dello spettatore, sia come campanello d’allarme per le sensibilità sociali”.

Il testo è al solito appassionante, e da discutere. Se la scelta cronologica è perfetta, alle volte forse la decisione di non distinguere tra titoli rilevanti e titoli che sono stati obliati in pochi mesi rende l’approccio un po’ catalogico. D’altra parte, però, chi se non Bocchi poteva (ri)vedere, ricordare e analizzare nel dettaglio così tanti film e porli in una rete di riferimenti narrativi e iconografici così complessa? Ovviamente da leggere.

Ps. la foto unisce i due libri che ho segnalato: mistero ben facile da svelare.

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